La guerra è la continuazione del piazzamento lavoratori con altri mezzi (Carl von Clausewitz)

Bentornati! E’ da un po’ di tempo che non aggiorno queste pagine, spero che l’attesa non vi abbia creato troppa ansia.

Oggi vi parlerò delle scelte che stanno alla base della gestione dei conflitti in The Golden Ages.

azioni

Le regole sulla guerra sono state un parto molto sofferto: ho provato almeno dieci diverse possibilità, ma alla fine l’unica a rimanere in piedi è stata questa. In fase di progettazione, l’assunto iniziale era ovviamente che la guerra ci fosse: non esiste storia umana senza conflitti, e in tutti i giochi di civilizzazione non si può prescindere dall’aspetto bellico. Non volevo però che la guerra fosse troppo complicata, perché non volevo che diventasse l’elemento principale del gioco.

Essendoci una mappa, dovevano esserci gli attacchi diretti: ho quindi scartato tutte le forme di guerra indiretta, come avviene per esempio in altri giochi come “Through the Ages”, “Nations” o “Imperialism: Road to Domination”. Ora, gli attacchi diretti tendono a portarsi dietro una marea di problemi:

  • penalizzano chi li subisce. Se questo può essere tollerabile (e anzi, in alcuni casi anche necessario) in giochi di impianto strettamente bellico, non mi piaceva che un giocatore impiegasse turni e turni a costruire un impero per poi vederlo spazzare via senza possibilità di recuperare;
  • incentivano l’accanimento contro i più deboli. Se, per dire, io attacco un avversario azzerandogli le difese, gli altri giocatori faranno altrettanto, approfittando del momento di debolezza del nemico;
  • incoraggiano il meta-gioco, cioè tutti quei comportamenti che riguardano direttamente l’interazione tra i giocatori, quelli della serie “ti attacco perché mi hai attaccato prima tu”.

A questi problemi se ne aggiungevano altri, dovuti alla tipologia di gioco. Il primo è quello della “strategia unica”: se un giocatore si prepara a combattere, tutti gli altri devono farlo a loro volta per evitare una totale disfatta. Mi piaceva invece che si potesse impostare una strategia meno orientata alla guerra, che non subisse troppi rallentamenti dalle battaglie perdute.

L’altro problema non trascurabile è quello degli incerti esiti della battaglia: la guerra deve introdurre un elemento casuale, ma in un gioco dalle mosse contate come TGA questo fattore rischiava di distruggere tutta la dimensione strategica.

Poi ci sono alcuni problemi dovuti al mio gusto personale: per esempio non ho mai gradito molto il fatto che in molti giochi si finiscano per confondere la dimensione tattica e quella strategica. Prendete per esempio i vari “Civilization” per computer: in questi giochi un turno simula il passare di molti anni, durante i quali si realizzano opere, costruzioni, ecc. Tuttavia, il movimento delle truppe è tattico: per spostare una legione di tre caselle, per esempio, mi servono tre turni, cioè… decine di anni!

Infine, visto che tutti questi vincoli non mi bastavano, ci tenevo anche a far passare velatamente un messaggio, e cioè che la guerra è un dramma non solo per chi la subisce, ma anche per i presunti vincitori.

attack track

E allora la soluzione è stata quella dell’astrazione totale: in pratica l’azione militare si risolve in un investimento economico attraverso il quale un’area della mappa cambia di bandiera. In una singola azione di combattimento possiamo astrarre decine di anni di battaglie, embarghi, movimenti di popolazione e di economia. Tutto ciò ha in genere esiti positivi, ma spesso non tanto quanto si vorrebbe: da qui la pesca dei punti coperti che sposta l’incertezza dal momento dello scontro (“tirare il dado per vedere chi vince”) direttamente ai suoi esiti. Tra l’altro questa soluzione ha anche l’effetto non secondario di tenere nascosta una parte del punteggio per evitare la “paralisi da analisi” a fine gioco.

Capisco perfettamente come i puristi dei giochi “alla tedesca” possano storcere il naso di fronte a una scelta simile, ma sarei d’accordo con loro se attaccare fosse una scelta obbligatoria; dato invece che si può scegliere di non attaccare mai, si può anche scegliere di non prendersi mai alcun rischio connesso alla guerra.
In ogni modo, l’espansione appena uscita (“Culti & Cultura”) introduce alcuni modi per rendere gli esiti della guerra più controllabili, aprendo la strada a nuove strategie più basate sulla forza militare. Ma dei contenuti dell’espansione vi parlerò nelle prossime puntate! A presto!
 
 
WAR IS A MERE CONTINUATION OF WORKER PLACEMENT BY OTHER MEANS (Carl von Clausewitz)

Welcome back! It’s a bit of time that I do not update these pages, I hope that this wait has not casued too much anxiety on you.

Today I will talk about the choices that underlie the conflict management in The Golden Ages.

The rules of war have been a much suffered generation: I have tried at least ten different possibilities, but in the end the only one to remain standing was this. In the design phase, the initial assumption was obviously that there was the: there’s no human history without conflicts, and in all the civilization games the military aspect cannot be ignored. But I did not mean that war was too complicated because I did not want that she becomes the very main mechanism of the game.

There being a map, there must have been direct attacks: I have therefore rejected all forms of indirect war, as is the case in other games like “Through the Ages”, “Nations” or “Imperialism: Road to Domination”. However, the attacks tend to carry with them a lot of unexpected problems:

they penalize the losers. If this aspect can be tolerated (and indeed, in some cases even necessary) in warfare games, I didn’t like the idea that a player uses many turns to build an empire and then he see it wiped away in a single attack and without chances to recover;
they encourage the fury against the weak. If, say, I attack an opponent by lowering his defenses, the other players will do likewise, taking advantage on the moment of enemy’s weakness;
they encourage the meta-game, that is, all those activities that directly relate to the interaction between players, like “I attack you because you attacked me before”.

The kind of game add other problems to those. The first one is the “only strategy”: if a player is getting ready to fight, everyone else has to do the same to prevent a total defeat. I liked that one could instead set a strategy less oriented to the war, which did not suffer too many slowdowns from lost battles.

The last challenge is to preserve the uncertain outcome of the battle: the war must introduce a random element, but in a game like TGA, where you have a very strict amount of moves, this factor was likely to destroy at all the strategic dimension.

In addition to that, there was some problems due to my personal taste: for example, I never liked the fact that in many games the gameplay confuses tactical and strategic dimension. For example, in the “Civilization” series for PC, a turn simulates the passing of many years, during which I may erect wonders, buildings, etc. However, the movement of troops is tactical: to move a legion of three squares, for example, I need three turns, that correspond to… decades!

Finally, given that all these bonds were not enough, I also wanted to pass an “ethical” message, that is that the war is a tragedy not only for the losers but also for the (supposed) winners.

So the solution was to total abstract a military action in an economic investment through which area of ​​the map will change the flag. In a single “combat” action we can abstract decades of battles, embargoes, movements of population and change in the economy. This process has generally positive outcomes, but often not as much as you would like, hence the solution of fishing hidden points. This solution moves the uncertainty from the clash results (“roll the dice to see who wins”) directly to its outcomes. Among other things this solution also has the side effect to keep hidden a part of the score, to avoid “paralysis by analysis” near the end of the game.

I fully understand how the purists of the “Euro” games may be disappointed in such a choice, but I would agree with them if attacks were mandatory; you can choose instead to don’t attack at all. In this way, you don’t take neither the risks related to the war outcomes.

Anyway, the “Cults & Culture” expansion introduces some ways to make the war outcomes more controllable, opening the way to new strategies based on military force. But I will speak about this expansion in the next episodes! See you soon!

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